POLITICA AGRICOLA COMUNE, OLTRE IL 2020. AGRONOMI E FORESTALI ITAIANI PRESENTANO LE LORO PROPOSTE

IMG_0076(economia) – Dal XVI Congresso nazionale Conaf (Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e forestali) in corso in questi giorni a Perugia, arrivano riflessioni e proposte sulla nuova PAC (Politica Agricola Comune), partendo dai dati, che vedono l’agricoltura italiana ricevere annualmente 7,4 miliardi di euro di sostegno pubblico. Cosa propongono gli agronomi? Il passaggio dalla Politica Agricola Comune alla Politica per il Cibo sostenibile.
L’analisi, condotta da Giuliano D’Antonio, agronomo e membro Conaf, con Andrea Sisti, presidente Conaf e Rosanna Zari, vicepresidente Conaf, e che ha coinvolto economisti, docenti universitari e la Commissione europea per l’agricoltura, parte da una valutazione emersa da alcuni studi che dimostrano come i cittadini sono a favore dei contributi PAC all’agricoltura, ma a patto che vadano ad incidere direttamente sulla qualità e salubrità dei cibi. Il cibo e le aziende rurali sono percepiti dunque come bene pubblico. La Commissione europea, che dovrà decidere le nuove priorità della PAC, ha lanciato una consultazione pubblica della durata di tre mesi (2 febbraio – 2 maggio) per raccogliere le opinioni di cittadini europei e operatori sulla PAC post 2020. Il 7 luglio 2017 la Commissione europea ha organizzato una Conferenza a Bruxelles per illustrarne i risultati e delineare i temi principali che riguarderanno la nuova PAC. La consultazione pubblica ha esaminato le opinioni strutturate in tre aree principali: l’agricoltura, le zone rurali e la PAC oggi; obiettivi e governance; agricoltura, aree rurali e PAC domani. Sono pervenuti complessivamente 322.912 contributi da tutti i Paesi UE. L’esito della consultazione entrerà nel processo di valutazione dell’impatto sulla PAC, che si svolgerà in autunno. In questo contesto, il ruolo dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali nella gestione e implementazione della più importante politica comune è di fondamentale rilevanza, visto e considerato il compito di raccordo fra istituzioni pubbliche, imprese e territori da essi svolto nel paese con il maggior numero di aziende agricole in Europa.
Nella visione della categoria, la PAC moderna deve: contribuire a mantenere livelli di occupazione tali da evitare lo spopolamento delle aree rurali. A tale scopo si rende, pertanto, necessaria l’identificazione di meccanismi di calcolo che premino le imprese che garantiscono livelli di occupazione più alti, intendendo tra gli “occupati” non solo i dipendenti a tempo indeterminato ma anche gli avventizi ed i consulenti esterni dell’azienda; perseguire gli obiettivi di valorizzazione delle produzioni di qualità e della salubrità degli alimenti mediante la definizione di target specifici e apposite forme di incentivazione.
Per il perseguimento di tali obiettivi si necessita innanzitutto di una maggiore semplicità gestionale della PAC, funzionale ad una maggiore efficacia di tale politica nonché ad aumentarne l’accettabilità nei confronti degli stessi beneficiari (agricoltori in primis) e della pubblica opinione tutta. La posizione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali è che tale semplificazione vada pervicacemente perseguita, perché essa consentirebbe di ottimizzare il lavoro dei professionisti, consentendo di gestire in maniera più spedita ed efficace le pratiche e i fascicoli di un maggior numero di aziende. Inoltre, aspetto tutt’altro che secondario, lo snellimento delle procedure consentirebbe di accelerare i tempi di pagamenti alle aziende, innescando un circuito virtuoso per tutte le figure professionali e i consulenti coinvolti nella progettazione e nella gestione delle pratiche.
Pertanto, l’architettura della PAC dovrebbe essere così articolata: un primo pilastro con due elementi di premio, uno per la condizionalità ambientale ed alimentare ed uno per la protezione del rischio reddito; un secondo pilastro basato sulle nuove tecnologie, dell’infrastruttura e di una piattaforma digitale, sulla conoscenza ed il trasferimento dell’innovazione; un terzo pilastro, volto alla conservazione e lo sviluppo delle identità paesaggistiche dei territori che praticano una agricoltura di cura e custodia del territorio.In questo rinnovata architettura giuridica, l’introduzione della figura dell’imprenditore rurale rappresenta un elemento essenziale per consentire l’attuazione del secondo e terzo pilastro. Al dibattito su questo tema al Congresso nazionale Conaf (nelle foto alcune immagini degli incontri) sono interventi Angelo Frascarelli, dell’Università degli Studi di Perugia; Herberto Dorfmann, della Commissione per l’agricoltura del Parlamento europeo; Francesca Cionco, Funzionario Commissione per l’agricoltura del Parlamento europeo; Gaetano Martino, Università di Perugia; Franco Sottile, Politecnico delle Marche; Lorenzo Benanti, Direttore Consiglio Periti Agrari.

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