L’AGRONOMO 2.0. UNA PROFESSIONE AL SERVIZIO DELLA NUOVA IMPRESA AGRICOLA E DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

IMG_8738(economia) – Sono giovani, uomini e donne (il dato femminile è in lieve ma continua crescita), e rispondono alle esigenze di un mercato agricolo in continua evoluzione. Parliamo di un esercito di oltre 20.000 professionisti tra Dottori agronomi e forestali il cui identikit emerge dagli studi di Conaf (Consiglio dell’Ordine Nazionale dei dottori Agronomi e Forestali), che dal 5 all’8 luglio terrà a Perugia il suo XVI Congresso nazionale. Si tratta di esperti del settore che non hanno paura di innovare e sperimentare nuove tecnologie per la professione e quindi per il mondo agricolo in generale. Nell’ultimo decennio, sono aumentati i giovani in agricoltura, per cui anche il professionista si trova a operare in un ambiente più stimolante verso le innovazioni, la ricerca e le tecnologie. Nel 2016, sono state create più di dodicimila startup agricole, con i proprietari che hanno una età media che varia tra i venticinque e i trent’anni. La crisi ha riavvicinato i giovani all’agricoltura, ma con un approccio diverso rispetto alla generazione passata. Saranno molti gli incontri e le questioni al centro del dibattito nel Congresso Conaf: non mancheranno i focus dedicati alla formazione e allo sviluppo della professione con le richieste di un mercato che è ormai sempre più attento alle nuove figure professionali. Tra queste c’è sicuramente quella dell’innovation broker. Come spiega Andrea Sisti, presidente Conaf: “Nelle università e nei centri di ricerca italiani e stranieri ogni giorno vengono fatti studi e analisi che possono migliorare il modo in cui gli agricoltori fanno il loro lavoro. Spesso però l’innovazione rimane nel cassetto perché manca il trasferimento di conoscenze dal mondo della ricerca al campo. Da questo punto di vista il consulente può essere quel ponte in grado di rendere il settore primario italiano innovativo e dunque competitivo”. In questo contesto, prosegue, la figura professionale del dottore agronomo e del dottore forestale, assume il ruolo centrale di facilitatore, spesso in conflitto tra il mondo della ricerca e quello delle professioni, realtà entrambe che possono intravedere nella nostra categoria le giuste e competenti figure professionali a supporto del dialogo con le imprese agro-silvo-pastorali e con gli enti pubblici”. L’agronomo diventa quindi a tutti gli effetti l’innovation broker, fulcro dal quale la progettazione integrata deve obbligatoriamente partire, sia a livello territoriale con i Piani di Sviluppo Rurale, sia con la progettazione integrata europea. Il Conaf sta investendo molto su queste tematiche, fornendo attraverso le federazioni regionali, e attraverso una serie di documenti redatti negli ultimi anni, uno strumento concreto sul territorio nazionale per la creazione dei Gruppi Operativi dell’innovazione (GOI), strumento operativo nei territori di produzione e a supporto delle filiere produttive per captare in maniera concreta fabbisogno e offerta di innovazione per la crescita delle imprese e dell’intero settore agricolo. Il congresso, in programma dal 5 all’8 luglio a Perugia (nelle foto alcune immagini degli incontri), vedrà al centro anche la riflessione sulle nuove modalità di utilizzo del suolo e del paesaggio e sulla programmazione degli interventi e delle attività dell’uomo che non può essere più rimandata alla luce dei recenti disastri. Una quattro giorni di relazioni, studi e analisi al servizio del Paese con l’obiettivo di incidere in maniera concreta sulla ricostruzione delle aree colpite dai recenti terremoti. Esempi di ricostruzione possibile che tengono insieme tutela dell’ambiente e sviluppo economico.

Oltre 600 tra professionisti esperti e ricercatori si confronteranno sui modelli di gestione e sviluppo agricolo e forestale.

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